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Non capisco.

E’ strano.
Non l’ho neanche richiamato. Perchè però, ha riattaccato?
So che è passato molto tempo da quella chiamata ma, è proprio a causa di quella che di Ryan non ho più notizie.
Sono addirittura andata a casa sua. Non c’era nessuno.
Perchè mi avrebbe fatto questo?
E mi sento sola. Che palle.
Stranamente sono al parco, non ci sono più tornata da, beh, dall’ultima volta.
Forse gli ho fatto così schifo? Cazzo! Io lo avevo detto che non poteva esserci niente tra di noi. Il fatto è che sento questa forte attrazione nei suoi confronti, anche ora che non mi è vicino, riesco a sentire il suo profumo e a ricordare quei suoi modi poco “umani”.
Era il mio angelo e devo ritrovarlo. No. Cambio.
E’ il mio angelo e lo ritroverò.
 
 
Gusto l’aria autunnale chiudendo le palpebre e se ci penso riesco ancora a percepire l’odore della sua presenza nei paraggi.
Illusa. Lui non c’è. Telefono irraggiungibile e nessuna base iniziale per capire dove fosse finito.
Non credevo possibile che mi potesse fare un effetto così forte.
Ho l’impressione che quest’erba sia bagnata e mi alzo.
Il vento mi scuote i capelli e un ricciolo nero mi ricade in fronte. Il laccio dei capelli è volato e me ne accordo troppo tardi. Devo correre a prenderlo.
Corro piano. L’aria sul viso e leggera sensazione di sentirlo vicino. Bellissimo.
Mi chino sui ginocchi per raccogliere il laccio. Lo prendo e lo infilo in tasca. E’ bagnato. Avevo ragione, l’erba è bagnata.
Mi alzo a viso basso.
Alzo lo sguardo.
Un calore improvviso mi avvolge dolcemente. Davanti a me una sagoma incappucciata. Tiene il capo abbassato e la schiena un po incurvata.
Il mio cuore batte forte. Inspiegabilmente, non so chi è. 
Resta immobile e un tuono blocca per un attimo il mio respiro ormai irregolare. Il cielo si è oscurato e inizia a piovere. Non riesco a muovermi. Qualcosa mi dice che quella sagoma è quì per me.
Di scatto afferra il mio polso destro e inizia a correre. I nostri piedi adesso si muovono all’unisono. Non ho paura. Dovrei averne, beh, uno sconosciuto mi ha appena portato in un bosco. Penso che ci andavamo spesso io e Ryan.
Stiamo ancora correndo quando la pioggia scende più velocemente. Ci fermiamo sotto un grande albero e non sento più l’acqua addosso. Mi ha portata al riparo. Ancora a testa bassa.
<< Hei, s-stai bene? >> Non risponde.
Tocco la sua spalla e d’improvviso mi abbraccia forte. E’ lui. Dio è lui! 
<< Calma, ci sono io a proteggerti, quì nessuno può farti del male >> E’ la sua voce, ma piange, trema e mi stringe forte, parla a vanvera, cose insensate. Non capisco.
<< Hei, tranquillo, non preoccuparti, siamo al sicuro se stiamo insieme >> Ma da dove escono queste parole?? 
Mi stacco da lui e gli alzo il viso. Angelo, non c’è altra parola per descriverlo. Mi mancavano i suoi occhi azzurri, quasi irreali.
<< No! Tu non sarai mai al sicuro con me! Devi dimenticarmi capito? >>
<< Come potrei mai? Dammi almeno un motivo! >>
<< Non posso! Devi solo dimenticare tutto quì, non posso andarmene sapendo che tu soffri per me, non lo permetterei mai! >>
<< Andartene? Ma che stai dicendo? Dio, stai tremando andiamo a casa >>
<< No. >>
<< Mi dici cos’ hai? Ah e perchè hai riattaccato il telefono e perchè non mi hai chiamata, e dove sei finito? >>
<< Perdonami ti prego >> Mi prende il viso rigato dalle lacrime come il suo. La sua pazzia mi ha stremata.
<< Non piangere. Scusami non volevo dirti quelle cose. Non pensarci okay? >>
Non risposi, ma lui lo prese come un sì.
<< Scappiamo >> Afferma.
Non capisco.
 
 
 

.

Io non so cosa voglio. Non riesco a percepire l’importanza di sapere ciò che farò da grande. Non so cosa voglio ora, figuriamoci cosa farò in futuro.
Tutti sembrano strani a vederli così. Bensì io m’accorga pian piano d’esser io la diversa in mezzo a tutta questa folla.
Odio sentirmi dire che siamo tutti uguali; se fosse così l’amore non esisterebbe. Non ci sarebbero distinzioni tra il bene e il male. Saremmo tutti a metà.
Essere diversi l’uno dall’altro ci rende importanti, nessuno si accorge che nessuno è uguale ad un altro. Nessuno si accorge d’esser unico al mondo. Non c’è nessuno uguale ad un altro,
A che serve piangersi a dosso quando si potrebbe almeno tentare di realizzare un sogno.
ma nessuno si muove, ascoltano, ascoltano e dimenticano, piangendosi a dosso, nient’altro.
Ammiriamo tutti le frasi sagge e stimolanti di quei bellissimi film americani. Tutti ripetono “la vita è un dono e non ho intenzione di sprecarlo”. Eppure in questa società non c’è uomo che realizza un suo sogno. Piacerebbe a tutti, certo.
Ma nessuno lo fa.
Perchè? non lo so.
Anche questa cosa di non possedere nessuna risposta a domande così apparentemente semplici, mi disptugge. La disprezzo. Eppure la risposta non c’è. Non ci sarà. Così aspetto che la curiosità se ne vada. Lasciandomi tutto alle spalle.
E l’ unica cosa che resta da fare?
Scappare.

è più forte di me

Da quando sono, qui stare con Annie è la cosa più bella che faccio.
Non le resisto e non riesco a capire i suoi sentimenti.
Forse però è per questo che…
Lasciamo stare, che importa, ormai sono quì. E come un cretino mi sto innamorando di lei.
<< Ryan >> La voce cupa del mio tutore.
<< Si Dylan >>
<< Non voglio più che esci con quella ragazza, Annie >>
Vorrei rispondere e impedirgli questo ma, so che ha ragione e poi non posso, le regole sono queste.
<< E’ proibito lo sai, non deve accadere niente tra di voi >> Afferma, sedendosi sul divano.
Poi mi guarda. Impaurito, come se non volesse sentire quello che stavo per dirgli.
<< Non vorrai dirmi che è già successo qualcosa vero?! Sai benissimo che è proibito! So che è dura ma se vuoi vivere serenamente quì, devi rispettare le regole! Lo dico per te ragazzo mio! >> Urla. Solita scenata. Me l’aspettavo.
Un ondata di rabbia e tristezza mi avvolge improvvisamente.
Mi trattengo. ha ragione.
<< Dylan, ti assicuro che non è successo niente! >> affermo con cautela.
<< Meglio, perchè questo non dovrà mai accadere intesi? >>
<< Certo >> Netto.
So che lo dice per il mio bene. Ma non posso farci niente. Lei mi attrae, non le resisto.
Eppure devo farlo. Dice bene Dylan. Devo restare quì. Per quanto possano essere drastiche le circostanze.
<< E ora non pensare a lei, Crepsly potrebbe sentirti >>
<< Certo >> Non mi oppongo ai loro ordini.
Devo concentrarmi su altre cose. 
Annie.
No! Non pensarci Ryan!
Mi sdraio sul letto, in camera mia.
Ascolto la musica. Provo a non pensare ad Annie.
Cazzo! Anche il suo nome a sentirlo pronunciare dalle mie labbra, o la sua voce che vaga nella mia mente, o il ricordo del suo sorriso. Tutto questo provoca gioia, forse troppa. E’ è più forte di me.
basta!
Squilla il telefono. Spero non sia Annie..
Come non detto. Annie.
Un brivido mi percorre la schiena alla vista del suo nome sul telefono che continua a squillare.
Vorrei rispondere. 
<< Pronto? >> Dio! Perchè l’ho fatto?!
<< Hei Ryan! Sono Annie >>
Non rispondo. Non so che dire.
<< Hei, Pronto? Ryan? >>
Che faccio?
<< Hey ciao Annie! Come stai? >> Ho la voce tremolante! Smettila Ryan!
<<Bene tu? Scusa per mia madre, è troppo esuberante >>
<< Non preoccuparti >>
<< Che hai? >>
Ecco. E ora come faccio?
<< Niente perchè? >>
<<Non so, ti sento strano >>
<< E’ che sono stanco.. >> Che bugiardo!
<< Ah, okay! Senti, oggi io.. >>
Riattacco.
Non posso affrontare questo discorso!  Anche se, non so precisamente cosa volesse chiedermi. è meglio così.
Speriamo che non richiami.
Squilla il telefono.
Non rispondo. La forza di volontà mi ha sopraffatto.
Affondo la testa sul cuscino.
<< Chi era al telefono >> Una voce proveniente dall’uscio della porta di camera.
E’ Crepsly.
Merda! 

La rabbia mi assale!

Sento il suo respiro sulle mie labbra. Adesso posso percepire il calore che emanano.
Un ricciolo mi sfiora la guancia, già arrossita.
Passa le sue dita sulla mia rosea guancia. Scosta dal viso il ricciolo “caduto”.
Si avvicina.
Il desiderio di toccare le sue labbra mi assale, e come se fosse la cosa più naturale al mondo mi avvicino al suo viso, quasi quanto ha già fatto lui.
Le nostre labbra si sfiorano delicatamente.
….
….
….
 
Oh Dio! 
Un rumore di chiavi che apre la porta di casa in questo momento diventa il suono più terribile che abbia mai udito!!
Dio! Proprio ora doveva arrivare qualcuno?!
La rabbia mi assale!
Si distacca velocemente.
Guardo, arrossata, in avanti, aspettando che la porta si apra. Non mi sono ancora ripresa dal tremendo desiderio precedente. Devo fermarmi.
Entra mia madre. Sandy.
Sandy è una donna snella e alta. Non mi assomiglia affatto.
Rossa.Una cascata di riccioli le ricade sulla schiena, fino alle scapole. Con la pelle chiara e lucida. Labbra rosee e occhi azzurri.
Al contrario di me. Non molto alta. Capelli mossi, lunghi e quasi neri. Labbra rosse. Pelle chiara. Guance leggermente abbronzate.
<< Ciao tesoro! Sei già a casa? >> Chiede. Nota Ryan. Arrossato in viso per l’imbarazzo.
<< Si. Mamma, lui è Ryan ricordi? Te ne ho già parlato >> Tento di nascondere l’ira che provo in quest’istante. Rivolgendo un falso sorriso.
<< Certo che ricordo! >> Ecco. Ti prego non farmi fare figuracce!
Si rivolge a Ryan.
<< Parla in continuazione di te! >> Mi fa l’occhiolino.
Mamma no!
<< Mamma, abbiamo fatto le crepes, vai ad assaggiarle, Ryan è un ottimo cuoco sai? >>
Annuisce. Va in cucina.
<< Vado.. Vi lascio soli allora >> Non poteva mancare la frase più sconcertante.
Rimaniamo soli. Gli faccio strada verso camera mia.
Seduti. Sul letto.
<< Scusala. Non sa controllare i suoi pensieri >> Dico desolata.
<< Non preoccuparti. E’ simpatica.. Comunque io devo andare a casa. E’ stata davvero una giornata meravigliosa. Menomale che ci sei tu a farmi ridere >> Si alza sorridendo.
Vedo l’imbarazzo di prima ancora nei suoi splendidi occhi blue.
<< Oh certo. Ti accompagno io se vuoi. Cioè, io e mia madre >>
<< Beh, se non vi dispiace >> Dice con aria pia.
<< ma figurati, mi fa piacere! >> E’ mia madre. Chi sà da quanto tempo era lì ad origliare!
Ryan scoppia a ridere. Mi unisco a lui.
Prendiamo la macchina. Viaggio silenzioso. Casa di Ryan.
Scendo. Lo accompagno alla porta. 
Non so perchè mi vien da pensare che dovrebbe essere lui a riportarmi a casa. Ma lasciamo perdere.
ragionamento stupido.
<< Sono stata davvero bene oggi >> Per la prima volta dopo quell’attimo di desiderio, riesco a fissarlo negli occhi.
Mi accarezza la guancia.. Avvicina il capo sul mio viso.
Dio, non vorrà baciarmi proprio adesso!? E se ci vede mia madre.
Ripensandoci. Chi se ne frega se ci vede!
Chiudo gli occhi.
Mia madre suona il clacson.
Che palle!
Le labbra di lui baciano la mia guancia.
<< Ti chiamo stasera okay? >> Chiede scostandosi da me.
<< Certamente >> Rispondo netta. Lo guardo. Sorrido.
Probabilmente percepisce il mio sguardo su di lui.
Alza il capo. Mi rivolge il suo sorriso perfetto. 
Torno alla macchina. Si parte.
<< Carino >> Mia madre.
La guardo con l’espressione di una incazzata nera mischiata a una felicità mai vista prima.
Così scoppia in una risata che mi fece sfogare.
Ryan mi ha resa felice. In tutti i modi con i quali si puo far felice una persona.
 
 
 
Oggi l’ho portato in centro a Firenze.
Mangiamo il gelato.
Mi porta sulle spalle.
Ryan. Sembra estasiato dalla città. Gli piace molto.
<<Sai cosa? >> Butta il fazzoletto del gelato nel cestino. 
<< Mi dovresti insegnare a parlare fiorentino! >> Piega la testa all’indietro. Per vedermi.
<< Mhh, non ne saresti capace! Ahahah! >>
<< Ah si eh! >> Si abbassa e mi fa scendere dalle spalle. Mi prende in collo. poi sotto il braccio e inizia a correre. 
Mi sembra di cadere! Lui ride.
<< Basta Ryan! Ahah! Smettila, mettimi giù! >>
<< Ecco >> Mi mette a terra.
<<Cosa dici a tua discolpa? >> Mi guarda e ride. Mani sui fianchi. 
Sorriso perfetto.
<< Dico che mi arrendo, ahah! Sarò la tua insegnante >>
<< Brava! Così ci vedremmo più spesso >>
Cosa? Ho sentito bene? Ha detto ” Così ci vedremmo più spesso”.
Ha abbassato il capo. E’ imbarazzato. 
Silenzio.
Oh no! Devo sciogliere il ghiaccio.
<< Emm, beh, hai visto firenze, abbiamo parlato di me di te e ora? Ti va di venire a casa mia? Facciamo le crepes! Ti va? >>
Dio! Perchè gli ho chiesto questo? Mi è venuto spontaneo! Oh mamma!
<< Certo che mi va! Ti avverto, sono un ottimo cuoco >> Si è ripreso.
Io no, continua a sorridere e io mi sciolgo cazzo! Non ci penso dai.
<< Questo è tutto da vedere! >>
Mi fa risalire sulle sue spalle.
Autobus. Viaggio. Chiacchere. Risate. Voglia di saltargli a dosso. Casa.
Non c’è nessuno. Meglio.
<< Spogliati pure >> 
…..
Ma che dico??? Che figura di merdaa!
<< Ahaah! Come vuoi tu tesoro >>
<< Ahah! intendevo, togliti i vestiti, ehm, no, cioè, la giacca >>
Cazzo!
<< Hai vostri ordini mia bella principessa >> Mentre si toglie la giacca, mi guarda. Sorride. Eh ti pareva!
Non posso fare a meno di fissarlo.
Okay, basta.
Vado in cucina. Mi segue.
<< Allora? Cominciamo? >>
<< Cosa? >>
<< A fare le crepes! Stupida! Ahah! >>
Oh no! Crede sia una pervertita! 
<< Lo so scemo! >>
<< Mhh, okay >> Sorride.
<< Ecco, ti devi mettere questo, non vorrai sporcarti i vestiti >> Gli porgo un grembiule a fiorellini.
<< Io quello non lo metto! >>
<< Oh si che lo metti >>
Mi guarda sbalordito, con in sottofondo un’ espressione felice, quasi tenera.
Prende il grembiule, se lo mette.   

Prendo il mio, me lo metto.

<< Si comincia! >> Urla l’angelo.
Siamo. Quasi completamente ricoperti di farina.
Ma le crepes sono pronte.
E’ bravo ai fornelli!
Assaggiamo insieme le crepes. Squisite. Nutella.
<< Sei un cuoco pieno di talento! >>
<< beh, anche tu >>
Mi fissa.
Perchè mi fissa? 
Non mi ero mai trovata in una situazione del genere!
Abbassa la testa e ride piano.
<< Che ridi? >>
<< No, niente >> Mi guarda di nuovo.
<< dai dimmelo! >>
<< Sei piena di farina! Ahaha! >>
Ehm, non stavo affatto pensando a questo genere di risposta.
<< Ahah! Anche tu mio caro! >>
<< Dovremmo cambiarci >> Dice contento.
Contento. Ecco.
Si leva lentamente la maglia infarinata.
OH MIO DIO.
Mi allontano un po. Lo faccio per il suo bene.
la sua pelle è chiara, liscia, pefetta. Spalle non troppo larghe.
Non ha il fisico scolpito come gli insulsi ragazzi montati con la forma. E’ semplicemente perfetto.
Sembra proprio un angelo. un angelo delicato e puro. Così bello.
Non sono riuscita a trattenere il mio imbarazzo. Sento il viso caldo.
<< Dove la metto questa? >> Intende la maglietta.
<< Ehm, dalla a me >> Sono così agitata!
Apro la porta-finestra. Appoggio la maglia sul bordo della terrazza.
Mi viene vicino. 
Il sole lo illumina. Sono affascinata dal suo aspetto.
<< Che fai? tu non te la levi? >>
Eh??
<< Ehm, si >> Mi avvio in camera mia. Prendo una camiciola e vado in bagno. Mi cambio. Esco.
E’ davanti a me. Forse un po troppo vicino al mio viso.
Sento il cuore impazzire.

Lui ride

E’ passato un mese. Ancora non riesco a credere di essere un’ amica così importante per Ryan.
Adesso lo sento con me. Sempre.
Conosco l’amicizia ora.
Cerchiamo insieme l’amore.
Confesso di provare qualcosa per quell’angelo.. Ecco si l’ho detto. Non vorrei sbagliare perciò non glielo dico.
Non voglio rovinare tutto, proprio adesso.
L’idea di potergli piacere però è bellissima. Ma per adesso, averlo qui con me è un onore.
Siamo al cinema.
ESP FENOMENI PARANORMALI.
Cazzo! Non ho aperto occhio.
Ryan è fissato con questi film. E per stare con lui ecco cosa devo fare.
Lui ride. Dice che sono una fifona. Ride e ride. Io sono terrorizzata dalle urla del film!
E lui ride.
Finito.
<< Sei felice ora? E’ finito! Ahahah! >>
<< Oh Dio! Menomale! Io con te al cinema non ci vengo più! >>
<< Ahahah! >> Mi guarda. 
Santo cielo! Non guardarmi così! 
Mette un braccio intorno alle mie spalle.
Ci incamminiamo verso l’uscita. Dentro fa caldo.
 
– Let’s have some fun, this beat is sick
I wanna take a ride on your disco stick
Let’s have some fun, this beat is sick
I wanna take a ride on your disco stick – 
 
E’ lovegame di lady gaga.
 
Ryan canta! Oh no! Di nuovo! 
<< Ahaha! dai basta Ryan! >>
<<I wanna kiss you  But if I do then I might miss you, babe  It’s complicated and stupid Got my ass squeezed by sexy cupid Guess he wants to play, wants to play A love game, A love game ! Dai Annie, canta con me! Ahah! >>
Ennesima figura di merda. A lui non interessa. E’ così esuberante!
Lo adoro.
Cantiamo insieme. 
 
-Hold me and love me
Just want touch you for a minute
Maybe three seconds is enough for my heart to quit itLet’s have some fun, this beat is sick
I wanna take a ride on your disco stick
Don’t think too much, just bust that kick
I wanna take a ride on your disco stickLet’s play a love game, play a love game
Do you want love, or you want fame
are you in the game?
Dans the love game
Let’s play a love game, play a love game
Do you want love, or you want fame
Are you in the game?
Dans the love game –

 
Non ho piu voce. Neanche lui.
Ci guardano tutti. Applaudono!
<< Hai visto Annie! Ci applaudono, il nostro è un talento raro! >> Sorride.
<< Già.. Ahah! >>
Andiamo alla fermata dell’autobus.
Ci calmiamo. Sto bene. Forse troppo.
Seduti sul marciapiede.
<< Sono stato bene anche oggi, grazie >>
Lo guardo. Ha lo sguardo rivolto in avanti. Occhi lucidi.
<< Grazie a te >> Sorrido. Mi guarda. Sorride.
Mi abbraccia.
Sulla sua spalla. Arrossisco. 
Con la mano sulla mia testa. La agita. Mi spettina i capelli. Ride. Rido.
 
 
 
 

Magari per sempre

Non avrei mai immaginato di rimanerci così male. Al risveglio. Dopo un magnifico sogno. Quasi reale.
Credo di non aver mai visto una bellezza così unica nella mia vita.
Forse era apparenza. No!
Lo era, lo era davvero.
Odio il risveglio. Lì dove tutto è perfetto. Volevo restare.
Magari per sempre. Non vedo l’ora sia stanotte. Sognare. la vita così bella, come si dice : “Tanto da poter toccare il cielo con un dito”.
Però. Era così reale. Sentivo il profumo dell’aria e dei fiori, il soffice e caldo mantello degli animali, il battito del suo cuore. Il mio.
Era così meraviglioso che, dormirei per tutta la vita.